Stefano Tavoletti si “confessa” a Giancarlo Fornei e racconta la sua esperienza al Trapani Calcio…

Articolo pubblicato su Come allenare la mente per vincere nello sport, il 4 settembre 2014.

Ho il piacere di essere “Amico” di Stefano Tavoletti, che considero un grande professionista e un mental coach preparato come pochi.

Stefano ha due caratteristiche che a me piacciono moltissimo: è una persona semplice, sempre pronta ad imparare ed è ironico.

Gli ho chiesto di raccontarmi la sua esperienza come mental coach e n’è venuta fuori una simpaticissima intervista che, con il permesso dello stesso Stefano, ti propongo in esclusiva da questo blog.

Da quanti anni ti occupi di allenamento mentale nello sport?

Premetto che sono sempre stato un fanatico lettore di libri sulla motivazione (Napoleon Hill, Anthony Robbins, Robin Sharma), tanto che un giorno mi chiesi: perché non trasferire genere di motivazione anche nel mondo dello sport?

In fin dei conti lo sport è una “metafora” della vita, una trasposizione di tutto quello che ci succede nella vita di tutti i giorni. Così proposi a Massimo Lucchesi (editore e direttore della rivista elettronica http://www.allenatore.net/) un progetto: scrivere un libro che servisse agli allenatori per “motivare” i loro calciatori (“Motivare per vincere” ndr) era il 2007.

Da lì nacque il tutto, cominciai a conoscere allenatori professionisti interessati all’argomento, tra cui Walter Zenga al quale devo molto, che in un certo senso mi dettero la spinta motivazionale per proseguire su questa strada, cosa che feci iniziando a frequentare corsi specifici sull’argomento, specializzandomi in P.N.L e leggendo libri di autorevoli coach, tra cui il tuo.

Come mai l’allenamento mentale in Italia stenta ancora a decollare?

Perché da noi intorno a questo argomento vi è ancora tanta confusione. Non gli viene ancora dato il giusto valore, fondamentalmente perché non si capisce cosa sia e a cosa serva esattamente.Tra molti addetti ai lavori è un luogo comune pensare che a livello di testa si possa fare ben poco, ogni giocatore è quello che è… senza invece capire che la mente può essere “allenata” così come vengono allenate tutte le altre componenti, fisiche, tecniche, tattiche.

Vi sono poi allenatori che a prescindere da tutto rifiutano figure come le nostre per il timore (infondato) di perdere la leadership verso i loro giocatori.

Con chi preferisci lavorare: con gli atleti individuali o con le squadre?

Con entrambi, anche se a dire il vero lavorare con una squadra, sentirsi parte di un progetto, far parte di uno staff, vivere giornalmente a stretto contatto con i giocatori ti trasmette emozioni indescrivibili.

Va anche detto che lavorare in un gruppo è decisamente più difficile rispetto a lavorare con un singolo.

Un conto è lavorare con una sola “mente” e un altro è lavorare sistematicamente con 25 elementi dove ognuno ha una propria personalità e un proprio background.

Qual è il problema maggiore che incontri allenando mentalmente gli atleti?

Più che problema, la chiamerei “sfida”. E’ importante fin da subito avere l’abilità nel saper vincere le loro plausibili diffidenze iniziali, saper entrare in punta di piedi e con autorevolezza nel loro mondo.

Se ci riesci, sei già a un pezzo avanti. Quando invece lavori nel contesto squadra, è importantissimo il supporto dell’allenatore, è lui che deve saperti presentare ai giocatori in un certo modo, io ho la fortuna di collaborare con Roberto Boscaglia, che oltre a possedere notevoli doti sul piano comunicativo, in questo è bravissimo, anche perché è lui il primo a credere nell’allenamento mentale.

Quest’anno sei arrivato in serie B: com’è stato l’impatto con il calcio che conta?

Impatto ed esperienza straordinaria. Lavorare con giocatori professionisti, frequentare stadi che prima d’ora avevo visto solo in televisione, ti trasmette emozioni indescrivibili e al tempo spesso ti fornisce una forte carica motivazionale per crescere e migliorare.

La tua esperienza al Trapani Calcio si concluderà con l’inizio del campionato o affiancherai la squadra per tutta la stagione?

Per tutta la stagione (sempre se non mi “esonerano” prima, ahahahahaha).

Diciamo che il mese di ritiro a Tarvisio prima e Trapani poi, è servito a capire principalmente gli aspetti legati alla personalità di ciascun giocatore, per far capire ai giocatori il funzionamento della loro mente nel contesto di una performance, per gettare le basi per la creazione di un gruppo coeso e motivato, per stabilire assieme all’allenatore gli obiettivi di squadra e singoli di conseguenza.

Diverso sarà invece il lavoro nel corso della stagione dove vestirò più i panni di allenatore mentale della squadra attraverso un protocollo di lavoro sistematico finalizzato alla preparazione delle loro menti in vista della partita.

Qual è il sogno nel cassetto di Stefano Tavoletti?

Ne ho tanti, ora vi devo solo apporvi delle date di scadenza e fare in modo di centrarli. Intanto come prima cosa vorrei contribuire a far conoscere questa disciplina di allenamento nell’ambito professionistico, far da “apripista” per altri mental coach.

Il mio grande obiettivo invece te lo dico nella prossima intervista…..

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